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59 Poerismi – Piccole battaglie scritte per mordere gli abissi

Mrc Poesia illustrata

59 è il numero atomico del praseodimio, un metallo tenero e argenteo. Esposto all’aria, subisce un processo di ossidazione che lo preserva da ulteriore corrosione e che lo rende più resistente dei metalli analoghi.
59 è un numero di resilienza.
59 sono i Poerismi di Marco Galli e di Enrico Pantani.
59 squarci di poesia e di colore.
59 schiaffi di amarezza e di follia.
59 visioni di confini e di abissi.

 

Ho sempre amato gli aforismi e la poesia. Di Marco Galli

Ricordo i miei vent’anni, quando leggevo i poeti simbolisti francesi e mi perdevo nella loro fame di ribellione. Poi ho scoperto Dylan Thomas e la sua bottiglia. Non dimentico Ungaretti, che andavo a leggere avanti nel libro di letteratura, durante le lezioni sul palloso Manzoni, all’Istituto d’Arte. Gli aforismi sono venuti dopo, con il passare degli anni. Folgorato da Schopenhauer e da molti altri, che qui, per brevità, è inutile citare. Cercateveli. Ne vale la pena. Ho sempre scritto poesie anche io, ispirato da quegli scrittori là, quelli crudi e penetranti, quelli che non ti risparmiano la vita. Non so se ci sono riuscito.
Circa dieci anni fa ho cominciato a scrivere su taccuini volanti alcune riflessioni e pruriti del mio cervello. Ho scritto evocando la poesia e gli aforismi, cercando di mischiarli tra loro. È così che sono nati questi “poerismi”, sospesi a metà tra qualcosa che dia da pensare e qualcos’altro che dia piacere leggere.
Di nuovo: non so se ci sono riuscito, ma posso dire di averci provato. Sono anche un disegnatore e potevo illustrarmeli da solo, i miei pruriti. Ma ho pensato che mi servisse uno sguardo altro, lontano dal mio, eppure affine. Ho chiesto al mio fratello di bevute e d’amicizia: Enrico Pantani.
Un artista a tutto tondo, come dicono quelli bravi, ma soprattutto un uomo che ha un mondo dentro di sé e che riesce a vedere oltre la terra e anche oltre il cielo.
Il risultato del suo lavoro sui miei testi è stato strepitoso: non un compendio, come sono spesso le illustrazioni, ma un proseguimento, una nota a margine che completa e dà essenza alle mie parole.
Questo libro, perciò, non è un libro scritto da me e illustrato da Enrico. È un tutt’uno inscindibile, reso possibile da due donne abbastanza pazze da averci dato retta e averci voluto pubblicare.
Insomma, quello che state tenendo fra le mani è un figlio fatto a quattro, con buona pace dei bigotti: un figlio mio, di Enrico, di Ada e di Luisa.

Sui Poerismi. Di Manuele Fior

A Montichiari, in provincia di Brescia, abita una specie di detective hard boiled, un po’ disperato ma sempre gentile, un simpaticissimo sputasentenze che, nel panorama sfumato e acquerellato del fumetto italiano, si distingue per il suo bianco e nero sudamericano,  per i colori acidi e i testi consunti del noir. E tra un bicchiere e l’altro parla della vita e della morte, di arte e di femmine, e ce ne sarebbe da prenderlo per il bavero e sbatterlo fuori dal locale per fare a botte. Ma siccome l’artista non guarda solo il mondo, ma lo crea a sua immagine, se lo tatua sulla pelle, finisce poi che quei bianchi e neri, soprattutto neri, Galli li ha conosciuti per davvero, vi si è suo malgrado addentrato e per nostra grande felicità ne è anche uscito. Dolorante, provato, con la pistola fumante in mano. Là dentro non sappiamo cosa sia successo: forse ha ucciso qualcuno, ma come dice il primo aforisma di questa raccolta, il vero sbaglio è morire. Questi “poerismi”, come li chiama lui, sono tutti in bilico tra la vita e la morte. I disegni di Pantani non li illustrano, ma li sprofondano in una dimensione ancora più assoluta, senza sfumature, primordiale. Galli ora dice che le sue mani sono da scimmia e fa fatica a prendere la mira. A noi lettori sembra invece che sia ancora più vicino al bersaglio, che stia diminuendo la distanza che lo separa dalle parole e dal disegno. Niente fronzoli, ancora più all’osso, spietato come un sicario. Sguardo da duro e cuore d’oro zecchino.